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Molto è ancora da fare per la conoscenza degli insediamenti di mezzacosta ponentini e quindi per la loro valorizzazione anche economica. Nel nostro caso, Montecalvo, Leverone, Ubaga, Ubaghetta, Gazzo e Gavenola, borghi per molti aspetti eterogenei, ma integrati su un limitato territorio, potrebbero essere un’eccezionale ed esemplare occasione di ricerca. Ai borghi di mezzacosta si deve gran parte dell'attività produttiva agropastorale; tramite essi si comunicava con le valli limitrofe e ci si inseriva sulle vie di crinale. Fondamentale per le comunicazioni era, ad esempio, il percorso che da Gavenola sale alla colla di San Cosimo (e all'omonimo santuario-ospitale) quindi verso le Alpi Liguri e la val Pennavaira.
 
 
Sull' opposto versante occidentale, tramite Montecalvo, Ubaga e Ubaghetta, terre ricche d'estesi castagneti, si accedeva alle valli Lerrone, Merula e Impero. Le vie erano presidiate da torri, chiamate anche falodi o colombere (si comunicava con fuochi e piccioni viaggiatori) poste in collegamento visivo tra loro e con i paesi limitrofi. Ubaga conserva ancora una di queste strutture, particolarmente interessante per la tozza base quadrangolare.
Il notevole patrimonio artistico presente nei piccoli borghi d'altura esprime la loro lunga storia, profondamente vissuta. Ne abbia- mo un esempio nel bel polittico di Sant’Antonio Abate dipinto per la parrocchiale d'Ubaga poco meno di cinque secoli or sono da Pietro Guido, il più noto esponente di una famiglia d'artisti originari del vicino borgo di Ranzo.
 

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